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MANDRAGORA SCREAM Dragonfly

Tempo di ristampe anche per i Mandragora Scream: la formazione toscana rilascia infatti, ad un solo anno di distanza dalla release originaria del loro ultimo lavoro “Madhouse”, una special edition del suddetto platter arricchita dal DVD “Dragonfly”. Appurato che la componente musicale non ha subito variazioni rispetto alla versione già recensita su queste stesse pagine, occupiamoci dunque di analizzare quanto contenuto nel supporto ottico, che rappresenta come lecito aspettarsi il principale motivo d’interesse di questa uscita. Ad aprire il DVD troviamo i due videoclip realizzati dai nostri per “Dark Lanthern” e “Blight Thrills”: la struttura narrativa e la resa visiva sono molto simili in entrambi gli episodi, ma bisogna dare atto ai nostri di essere riusciti a riprodurre egregiamente le atmosfere decadenti ed orrorifiche a cui ci ha ormai abituato la band di Morgan Lacroix e Terry Horn. A seguire ci vengono presentati alcuni estratti live che testimoniano l’esibizione dei nostri al Gothica Festival del 2007 (“Jeanne D’Arc”) e del 2003 (“Vision they shared”), nonché una versione di “Child Of The Moon” montata ad hoc per questa release. L’immancabile photo gallery ed un trascurabile making of del DVD in questione chiudono una parte video discreta nella qualità ma deficitaria nella quantità, mentre a livello audio è ancora da segnalare la presenza di cinque brani inediti, tra cui spiccano in particolare il nuovo singolo “Jeanne D’arc” e la versione acustica di “Haunted Heart”. Ed a conti fatti è proprio la presenza di queste tracce bonus a costituire il maggior valore aggiunto di un’uscita che tuttavia, come di consueto avviene in questi casi, rimane consigliata solo a coloro che, pur avendo avuto modo di apprezzare l’ultimo corso intrapreso da Dani Filth e soci, si fossero lasciati sfuggire l’ultimo full length dei vampiri toscani.

Last Updated on Saturday, 05 March 2016 14:37

Hits: 245

DARK LUNACY Live in Mexico city

Primo live CD/DVD per i Dark Lunacy, registrato in occasione del messicano Eye Scream Fest 2012. Con “Live In Mexico City” il gruppo melodic death metal nostrano coglie i cosiddetti due piccioni con una fava: interrompe il silenzio discografico che durava dal 2010, fornendo una nuova release a tutti i fan in paziente attesa per un nuovo album (previsto per gli inizi del 2014), e documenta tangibilmente lo straordinario successo riscosso in Messico, da sempre uno dei mercati principali per la Pazzia Oscura. Purtroppo abbiamo ricevuto solo la parte audio del “pacchetto” e siamo perciò incapaci di esprimere un giudizio sul DVD; il sonoro, tuttavia, non delude, rivelandosi propriamente live e mettendo in luce il lato più crudo e umano della band, che sul palco, almeno quando pone in primo piano chitarre e sezione ritmica, è in grado di sprigionare una potenza ragguardevole. Se infatti in sede live una “Cold Embrace” risulta un pochino posticcia e “appesantita” da tutte le basi pre-registrate necessarie per riproporla on stage, lo stesso non si può dire di canzoni come “Aurora”, “Through The Non Time” o “Pulkovo Meridian”, che invece in tale sede acquistano ulteriore cuore, groove e spontaneità. Fa piacere poi segnalare che anche i pezzi dell’ambiguo “Weaver Of Forgotten” rendano meglio dal vivo, essendo liberi da quei suoni sin troppo freddi e macchinosi che erano stati scelti per le loro versioni in studio. Detto infine che la presenza del pubblico è ben percepibile per tutto l’arco dello show e che la setlist include praticamente tutti i principali classici del repertorio (avremmo giusto incluso un brano in più da “Forget Me Not”), arriviamo a tirare le somme con l’idea di trovarci al cospetto di una pubblicazione tutto sommato interessante e indubbiamente sentita. Di nuovo, è un peccato non aver potuto visionare il filmato del concerto, ma siamo comunque abbastanza convinti che per i fan dei Dark Lunacy “Live In Mexico City” possa rivelarsi un acquisto azzeccato.

Last Updated on Wednesday, 29 June 2016 19:30

Hits: 222

REVENGE - Survival instinct

Il ritorno di una vecchia gloria del panorama heavy metal italiano da una parte fa sempre molto piacere perché alla notizia di un nuovo disco automaticamente si innescano una serie di ricordi passati per chi ha vissuto il periodo, ma contemporaneamente c’è sempre il timore che una reunion non implichi per forza musica di grande qualità. Quest’ultimo, per fortuna, non è il caso degli italiani Revenge, formazione italiana nata nel 1981 che inizialmente si fece conoscere per la sua comparsa nella famosa compilation “Heavy Metal Erutpion” curata dal giornalista Beppe Riva. L’ultimo EP ufficiale dei Revenge, “Hot Zone”, risale al 1985, quasi vent’anni di mancanza sulle scene. Il nuovo sodalizio dei membri storici Eric Lumen, Red Crotalo e Kevin Throat, insieme al nuovo arrivato Vallo al basso, si concretizza in “Survival Instinct”, un disco che riprende il percorso interrotto tanti anni fa, ma lo fa con la giusta dose di brio, senza troppo scadere in ricordi passati. L’opener “Dead Or Alive” a suon di riff ci propone un heavy rock di scuola anni Ottanta che esplode in un ritornello corale e melodico. “Survival Instinct” risulta appena più ostica all’ascolto, ma ci pensa la successiva “Crazy Night” con il suo sound hard rock a saziarci di linee melodiche ed un ottimo lavoro alla chitarra.  Red Crotalo non ha infatti perso il suo smalto, anzi dimostra un notevole gusto e maestria nel tinteggiare parti ritmiche e soliste con un vero purosangue del settore. Su “Survival Instinct” sono presenti anche episodi meno ispirati (“Can’t Hold Me Down”), ma si tratta di casi davvero isolati. Di fronte alla power ballad “Flying” o al dirompente hard rock di “Shelter” risulta davvero difficile non rimanere contagiati dalla voglia di headbanging sfrenato. Il ritorno dei Revenge non poteva avvenire in modo migliore, un disco di grandi brani mostra l’ottimo status di salute di una band che, nonostante i tantissimi anni di stop, ha ancora molte cartucce da sparare.

Last Updated on Saturday, 05 March 2016 14:54

Hits: 277

CJ SLEEZ-Play it loud

La label nostrana fondata da Morgan Lacroix e Terry Horn dei Mandragora Scream torna nel sempre più caotico – e per qualcuno defunto – music business mettendo sotto contratto questa band canadese. Se in patria i CJ Sleez riscuotono un discreto successo, nel resto dell’Europa il loro nome fatica ad emergere, forse anche a causa di una pessima distribuzione dei vecchi album, indissolubilmente legata ai circuiti underground. Il presente “Play It Loud” non è nient’altro che una raccolta contenente alcuni brani estratti dai precedenti studio album, ideale per diffondere il provocatorio verbo predicato dall’irriverente ed omonima ex modella. I Nostri propongono un fragoroso mix tra punk, sguaiato rock’n’roll e solidi richiami foxcore, che rimandano alle sonorità brutali provenienti da Seattle nei primi anni ’90. Provate dunque ad immaginare un’estenuante jam session tra L7, MC5 e primi Hellacopters (quelli di “Supershitty To The Max”, per intenderci) ed il gioco è fatto. Sebbene non facciano gridare al miracolo, le composizioni risultano piuttosto godibili e funzionali alla voce graffiante della frontwoman, che, oltre ad un indubbio fascino, dimostra di possedere un’ugola di carta vetrata. La produzione volutamente lo-fi, ma affatto caotica, permette di mantenere inalterato il mood aggressivo e grezzo dei brani. Tra i dieci episodi qui presenti, spicca l’opener “Back To Nowhere” che, pur assestandosi su tempi elevati, risulta sufficientemente accattivante nel ritornello, così come “In The City”, probabilmente il vero highlight del lavoro. Trattasi di un vincente midtempo, nel quale melodia e adrenalina convivono in maniera passionale. I nostalgici del movimento ‘riot grrrl’ troveranno pane per i propri denti in “Lonestar” e “Gutter Dolls”, episodi dai quali trasuda indubbiamente la devozione della band nei confronti di un certo modo di fare rock. Giunti alla fine di questa breve ma intensa raccolta, rimaniamo in attesa di ascoltare un nuovo album di inediti e – perché no? – di vedere CJ Sleez e brutta compagnia in Italia sulle assi di un palco. Magari con un buon bicchiere di whiskey in mano…

Last Updated on Wednesday, 29 June 2016 19:24

Hits: 255

EXTREMA-The seed of foolishness

Tornano i milanesi Extrema con un disco duro, tecnico ed accurato. Sono passati vent’anni dal loro esordio “Tension At The Seams”, datato 1993 e annoverato, allo scadere del millennio, tra i migliori dischi metal made in Italy. Da allora il gruppo ha attraversato una fase con marcate influenze rap-core, ora quasi estinte in questo “The Seed Of Foolishness” che, pur mantenendo un approccio moderno, si ricollega idealmente al primo periodo della band. In un’aggressione sonora continua che infila un riff dietro l’altro, una ritmica dietro l’altra, all’ascoltatore – incallito, si presume, e quindi gaudente – è concessa ben poca tregua.

I nostalgici ameranno la prima ritmica di “The Politics” che rimanda direttamente agli Exodus e alla Bay Area degli anni ’80; il prosieguo del brano risente poi dell’influenza fortissima dei Pantera e, in parte, del nu metal. Chissà se titolo e testo rappresentano un richiamo intenzionale all’impegno sociale che caratterizzava il thrash nella sua stagione “classica”;  va detto, comunque, che il tema socio-politico attraversa tutto il disco e non ha mai smesso di interessare la musica degli Extrema. “Pyre Of Fire” ha ritmiche serratissime, stemperate un po’ dal refrain con coro, in cui il cantato si fa pulito, ed è completata da un assolo godibilmente complesso. Quasi senza soluzione di continuità attacca la successiva “The Distance”, incalzando l’ascoltatore nei venti di una vera e propria tempesta sonora che – ormai è chiaro – non perderà intensità per tutta la durata dell’album, lasciando poche alternative: il vero thrasher si scatenerà in un headbanging selvaggio, ingolosito anche dal passaggio alla Testament, giocato su scale frigie, nella seconda metà del pezzo. Insomma, il catalogo dei mostri sacri che hanno fatto la storia del thrash a cui questo lavoro strizza l’occhio è di tutto rispetto. Un po’ di requie arriva col finale di “Ending Prophecies” e con “Bones”, dal piglio quasi stoner che ben esprime la vertigine dell’ascoltatore incalzato fin qui dal fuoco sonoro degli Extrema. Ma la tregua è breve e le ultime tracce sferrano l’assalto finale. Spicca il lavoro precisissimo, quasi macchinico, della batteria, che come fosse artiglieria pesante sostiene l’offensiva implacabile degli altri strumenti. “Moment Of Truth”, inattesa, chiude morbidamente il disco, riecheggiando nel mood lo Zakk Wylde di “The Book Of Shadows”; solo il coro finale, forse, non è il massimo. Ma non manca la sorpresa… dopo vari minuti di silenzio fa capolino una ghost track, esilarante citazione tutta italiana da una vecchia pellicola, in cui un celebre attore barese impersonava un commissario della polizia... (Capito?)

“The Seed Of Foolishness” non perde un colpo e gode, oltre che di una registrazione in grado di valorizzarlo, di un ottimo gusto compositivo. Se amate il thrash classico ma vi siete anche tenuti aggiornati sulla musica dell’ultimo decennio, correte a rispolverare il chiodo e godetevi il gradito ritorno degli Extrema. 

Last Updated on Tuesday, 08 March 2016 20:13

Hits: 168

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