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EXTREMA-The seed of foolishness

Tornano i milanesi Extrema con un disco duro, tecnico ed accurato. Sono passati vent’anni dal loro esordio “Tension At The Seams”, datato 1993 e annoverato, allo scadere del millennio, tra i migliori dischi metal made in Italy. Da allora il gruppo ha attraversato una fase con marcate influenze rap-core, ora quasi estinte in questo “The Seed Of Foolishness” che, pur mantenendo un approccio moderno, si ricollega idealmente al primo periodo della band. In un’aggressione sonora continua che infila un riff dietro l’altro, una ritmica dietro l’altra, all’ascoltatore – incallito, si presume, e quindi gaudente – è concessa ben poca tregua.

I nostalgici ameranno la prima ritmica di “The Politics” che rimanda direttamente agli Exodus e alla Bay Area degli anni ’80; il prosieguo del brano risente poi dell’influenza fortissima dei Pantera e, in parte, del nu metal. Chissà se titolo e testo rappresentano un richiamo intenzionale all’impegno sociale che caratterizzava il thrash nella sua stagione “classica”;  va detto, comunque, che il tema socio-politico attraversa tutto il disco e non ha mai smesso di interessare la musica degli Extrema. “Pyre Of Fire” ha ritmiche serratissime, stemperate un po’ dal refrain con coro, in cui il cantato si fa pulito, ed è completata da un assolo godibilmente complesso. Quasi senza soluzione di continuità attacca la successiva “The Distance”, incalzando l’ascoltatore nei venti di una vera e propria tempesta sonora che – ormai è chiaro – non perderà intensità per tutta la durata dell’album, lasciando poche alternative: il vero thrasher si scatenerà in un headbanging selvaggio, ingolosito anche dal passaggio alla Testament, giocato su scale frigie, nella seconda metà del pezzo. Insomma, il catalogo dei mostri sacri che hanno fatto la storia del thrash a cui questo lavoro strizza l’occhio è di tutto rispetto. Un po’ di requie arriva col finale di “Ending Prophecies” e con “Bones”, dal piglio quasi stoner che ben esprime la vertigine dell’ascoltatore incalzato fin qui dal fuoco sonoro degli Extrema. Ma la tregua è breve e le ultime tracce sferrano l’assalto finale. Spicca il lavoro precisissimo, quasi macchinico, della batteria, che come fosse artiglieria pesante sostiene l’offensiva implacabile degli altri strumenti. “Moment Of Truth”, inattesa, chiude morbidamente il disco, riecheggiando nel mood lo Zakk Wylde di “The Book Of Shadows”; solo il coro finale, forse, non è il massimo. Ma non manca la sorpresa… dopo vari minuti di silenzio fa capolino una ghost track, esilarante citazione tutta italiana da una vecchia pellicola, in cui un celebre attore barese impersonava un commissario della polizia... (Capito?)

“The Seed Of Foolishness” non perde un colpo e gode, oltre che di una registrazione in grado di valorizzarlo, di un ottimo gusto compositivo. Se amate il thrash classico ma vi siete anche tenuti aggiornati sulla musica dell’ultimo decennio, correte a rispolverare il chiodo e godetevi il gradito ritorno degli Extrema. 

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